The Polyterrasse, Zurich

Percezione e progetto – Richard Serra

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the acanthus thorn / la spina di acanto

Il mio viaggio di oggi nell’universo blog è cominciato seguendo le tracce di Richard Serra rinvenute su costruttoridifuturo:

Esiste un punto nel quale il ricordo si inserisce nella percezione, dove l’osservazione incontra l’esperienza.
Il sito deve essere assorbito, prima di essere trasformato.
 
 
 
 
Il pensiero spesso nasce dalle condizioni fisiche di un dato sito. In effetti, i luoghi fanno nascere i pensieri.
 
 
Richard Serra – Questioni, contraddizioni, soluzioni – Catalogo mostra, 2004, via B – Frammenti.

Esprimono alla perfezione quel che penso io (lo so, mica solo io!) riguardo la progettazione del giardino – quello che definirei lo “step #1” di qualsiasi intervento.

Incuriosita, visto che le opere di Serra ricreano un’armonia dopo aver talvolta violentemente portato tutto su un piano differente (vedere ad esempio Tuhirangi Contour, Richard Serra, 1999/2001), sono andata alla ricerca di altro materiale su di lui.

Il saggio di Valeria Burgio La monumentalità vista dal basso. Paesaggi e architetture vissute di Richard Serra mi ha aiutato a comprendere meglio l’approccio di Serra, e a fare un’importante passo avanti nel chiarire a me stessa un passaggio fondamentale nell’arte dei giardini.

Egli pone al centro della propria opera – e non in senso astratto, tematico, bensì proprio come centro propulsore – la relazione spaziale che il soggetto instaura con il luogo, percorrendolo e percependolo in modo progressivo,

measuring oneself against the indeterminacy of the land

(Richard Serra, Writings, Interviews, Univeristy of Chicago Press, Chicago, 1994, p.12, op. cit. a p. 66)

e intende offrire, attraverso la mediazione della sua scultura, un’esperienza di riappropriazione del contesto che l’ha accolta – avvenga essa attraverso una liberazione o una contrapposizione.

Ecco il punto: che senso avrebbe un intervento artistico site-specific che non generasse un nuovo modo di relazionarsi al contesto? Che senso avrebbe il disegno di un giardino che non sfruttasse appieno le condizioni di partenza per farle approdare su un nuovo piano?

Mettersi in ascolto del contesto, imparare a leggerne le condizioni fisiche, la storia, a conoscerne i suoi attori non può risolversi in un intervento progettuale che li blandisca. Ogni intervento deve avere necessariamente una funzione critica.

Lo stesso può applicarsi al punto di vista del garden tourist: andare per giardini solo per trovare in loco una conferma di quanto codificato nelle guide – resa appena meno prevedibile dal meteo, non avrebbe senso.

La pulsione alla visita nasce dal bisogno di relazionarsi col bello, col passato, con la tragicità e la meraviglia della vita delle forme. In un giardino, nella sua realtà alterata ad hoc per qualcuno o qualcosa (detto fra partentesi, anche se è forse l’alfa e l’omega della questione: un giardino nasce sempre “per”) ci si può sperimentare all’interno di una nuova proporzione.

Spesso basta uno sguardo attorno per ritrovarsi sulle tracce di chi ha percepito una proporzione e ha provato a renderla manifesta – anche solo posando un sasso…

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My wandering in the blog universe today began following in the footsteps of Richard Serra found on costruttoridifuturo:

There is a point at which the memory is inserted in the perception, where the observation meets the experience.

The site must be absorbed before being transformed.

The thought often comes from the physical conditions of a given site. In fact, the places give rise to thoughts.

Richard Serra – Questions, contradictions and solutions – exhibition catalog, 2004, via B – Fragments.

In him, I find a perfect expression of what I think (I know, not just me!) about garden design – what I would call the “step # 1” of any intervention.

Intrigued, since Serra’s works are sometimes a violently moving things (landscape, public spaces) to a completely different plane (e.g.  Tuhirangi Contour, Richard Serra, 1999/2001), I went looking for more.

The rate of Valeria Burgio The monumental view from below. Landscapes and architecture experienced by Richard Serra helped me to better understand Serra’s approach, allowing me to make a step further in clarifying the meaning of the art of gardens.

At the center of his work – in its pulsating center, not just in an abstract, thematic way – there is the spatial relationship between the subject and the place, the discovering of the context in a progressive way:

measuring oneself against the indeterminacy of the land

(Richard Serra, Writings, Interviews, Univeristy of Chicago Press, Chicago, 1994, p.12, op. Cit., P. 66).

Richard Serra intends to offer, through the mediation of his sculpture, an experience of re-appropriation of the context.

Here we are: what would mean a site-specific sculpture not producing a new way to relate to the environment? What would mean the design of a garden that does not fully utilize the starting conditions to make them land on a new plan?

To listen to the context, to read its physical conditions, its history, to know his actors cannot end in a design intervention of simple confirm. Any intervention must necessarily have a critical function.

The same can be applied to the point of view of the tourist garden: going to visit gardens only to find a confirmation of what travel guides encoded doesn’t make sense.

The garden tourist aims to relate physically to beautifulness, to past, to the tragic and the wonder of the mutating  forms. In a garden, in its reality specifically altered for someone or something (I say it low, although it is perhaps the alpha and omega of the question: a garden is always “for”) you can experience yourself in a new ratio.

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Rather than writing about what I know, I prefer to write to know ... the same goes for reading. Anziché scrivere di ciò che conosco, preferisco scrivere per conoscere... lo stesso vale per la lettura.

2 thoughts on “Percezione e progetto – Richard Serra”

  1. Suggerisco anche il semplice muro di calcestruzzo che ha realizzato a Barcellona per un piccolo giardino pubblico. Secondo me, meraviglioso!

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