Lily Cole, photo by Miles Aldridge, Vogue Italy: più o meno come ho sempre immaginato Babs - quite like I've always imagined Babs

Sulle tracce di Georgina Masson, vestale dei giardini italiani

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the acanthus thorn / la spina di acanto

(English text at the bottom)

Lily Cole, photo by Miles Aldridge, Vogue Italy: più o meno come ho sempre immaginato Babs - quite like I've always imagined Babs

Lily Cole, photo by Miles Aldridge, Vogue Italy: più o meno come ho sempre immaginato Babs – quite like I’ve always imagined Babs

Bisogna che vi presenti una persona, anche se non la conosco bene nemmeno io – né sono un granché in queste faccende. Non aiuterebbe neanche averla qui: la tempesterei di domande scordandomi la più ovvia, quella sul suo nome. La chiamavano tutti Babs.

Chi l’ha frequentata ne descrive lo charme, il carattere aperto, la presenza di spirito… ma ammette di non sapere nulla di certo sulla sua biografia. Si è firmata Georgina Masson – il nome di sua nonna? – in una delle migliori guide sui giardini italiani che siano mai state scritte: Italian gardens, Thames and Hudson Ltd, London 1961.

Io ho l’edizione Garzanti dello stesso anno: due chili abbondanti di quella buona carta che ingiallisce, con le fotografie b/n inserite a fascicoli e numerate a parte che obbligano a un continuo andirivieni per collegare immagini e parole. Va da sé che è impossibile portarsela appresso: ho preso, infatti, l’abitudine di consultarla a casa, di ritorno da una visita, gustandone la scrittura scorrevole mentre cerco di misurare le mie impressioni con le sue.

Di nazionalità inglese, pare che Babs abbia viaggiato molto prima di stabilirsi negli anni Quaranta a Roma – città alla quale ha dedicato una guida che è forse la sua opera più nota. Per scrivere la nostra, che descrive i giardini italiani dall’antica Roma al Barocco, ha girato il paese per oltre quindici anni, spesso attingendo le informazioni direttamente dalla fonte: proprietari dei giardini, autorità competenti, archivi … annotando e fotografando tutto con un’intraprendenza apparentemente priva di sforzo. Era una di quelle persone cui sembra che fili sempre tutto liscio. Ci sapeva fare.

Quando la conobbi, faceva tutte le sue foto ai siti, ai giardini e alle ville con una Rolleiflex. Prima di questa, c’era stata una fase eroica in cui, come riporta John Julius Norwich, aveva acquistato una buona lente e si era costruita un aggeggio simile a una fotocamera di tipo box. Scattava e poi correva a rinchiudersi nell’armadio che utilizzava come camera oscura – nuda quando in estate il caldo si faceva soffocante – a sviluppare fiduciosa i negativi.  Milton Gendel, A Portrait. Friend in Focus, Edizioni Charta 2003

Ho già detto che a volte prendeva dei granchi? È forse l’aspetto di lei che preferisco … escluderei che c’entri la mancanza di studi accademici: leggendola ci si confronta con una mente brillante, capace di cogliere il dettaglio e abbracciare l’insieme. Era una che si applicava: le sue ricerche le hanno permesso, tanto per intenderci, di essere fra i primi a riconoscere e ad argomentare il debito del giardino rinascimentale nei confronti di quello romano. Eppure, inciampava qua e là in errori imbarazzanti. Momenti sublimi, perché confermano che la storia di ogni giardino è come una ragnatela invisibile che, per quanto ben costruita, rischia costantemente di essere strappata: le informazioni di cui disponiamo oggi sono state raccolte da chi, come lei, si è messo a seguire tracce spesso illeggibili.

Abitava in un granaio risistemato (cosa che oggi sarebbe impensabile in base alle restrittive norme e regole dettate da Bruxelles) sito appena sotto Villa Corsini e con alle spalle l’Aurelia Antica. Per la maggior parte di noi, Georgina è famosa per la sua “Companion Guide to Rome”, tanto documentata quanto ben scritta, ma per noi bambini di allora era celebre per Willy, il suo cane tanto aggressivo che ti guardava sempre come se volesse fare di te un sol boccone! Jonathan Doria Pamphilj

Ha lasciato tutti i suoi negativi (oltre 5400 scatti) all’American Academy di Roma, dove ha trascorso l’ultimo periodo del suo lungo soggiorno in Italia. Fotografare giardini è piuttosto difficile, e lei sapeva farlo. Non cercava l’effetto o la composizione, non usava il giardino: lo esplorava, curiosa e recettiva. L’archivio è consultabile anche online: permette di integrare con nuovi scorci le immagini del libro, e di guardare con lei luoghi ormai inaccessibili, persi o comunque mutati.

Potevo forse non parlarvene? Farà capolino ogni tanto da queste parti.

Babs, Georgina Masson, Marion Johnson (1912-1980), con un suo ritratto della seconda guerra mondiale - along with a picture of herself during II World War.

Babs, Georgina Masson, Marion Johnson (1912-1980), con un suo ritratto della seconda guerra mondiale – along with a picture of herself during II World War.

In the footsteps of Georgina Masson, vestale of Italian gardens

I have to introduce you to someone even if I don’t either know her well enough – nor am I good in these matters. It would not be easier if she were here: I would bother her with many questions, forgetting the most obvious about her name. Everyone called her Babs.

She signed as Georgina Masson (her grandmother’s name?) one of the best guides on Italian gardens that have ever been written: Italian gardens, Thames and Hudson Ltd, London 1961.

It’s hard to see her through her pages. Her writing is so smooth, with a warm tone of informal chat, to induce the suspicion that she did not take herself too seriously. I have the 1961 Italian edition: more than 4 lbs of that beautiful old rough paper, with b/n photographs apart that require continuous browsing back and forth. It’s impossible to bring that guide with you – its moment is when you get back home, after a garden visit.

Born English, she traveled extensively before settling in the forties in Rome – her guide to the city is perhaps her most famous book. To write ours, she traveled all over Italy for more than fifteen years, going often straight to the source: gardens’ owners, authorities, archives … seemingly effortless. She just had the touch.

When l knew her she took all her pictures of sites, gardens and villas with a Rolleiflex. Before that there was a heroic phase when, as reported by John Julius Norwich, she acquired a good lens and made herself a contraption like a box camera. She would take her pictures then rush to shut herself in a closet serving as a darkroom and – naked when there was sweltering heat in the summer – hopefully develop her negatives. Milton Gendel, A Portrait. Friend in Focus, Edizioni Charta 2003

Have I already said that she made mistakes, sometimes? Nothing to do with her lack of academic studies: she had a brilliant mind, able to capture details as well as the whole set. She was clever. She was one of the first theorists to recognize the debt of the Renaissance garden to the Roman’s. Yet, it happened. To me, this confirms that the history of each garden, although it may seem sometimes its balance point, looks more like an invisible cobweb that, no matter how well constructed, risks to be torn in any moment. Today we’ve got more complete and accessible information thanks the commitment of people like Babs.

She lived in a rearranged barn (which would be unthinkable today according to strict rules and regulations dictated by Bruxelles) located just below Villa Corsini and behind the Aurelia Antica. For most of us, Georgina is famous for her “Companion Guide to Rome”, well documented as well written , but for us children of that time she was famous for Willy, her dog, so aggressive that he always looked at you as if he wanted to eat you in a mouthful! Jonathan Doria Pamphili

She left all the negatives of her pictures (over 5400 shots) to the American Academy in Rome, where she spent the last years of her long stay in Italy. Photographing gardens is rather difficult, and she knew how to do it. She wasn’t looking for effects or composition, she did not use the garden: she explored it. The archive is available online: allows you to integrate the pictures of the book with new shots and to visit with her gardens by this time inaccessible, lost or changed.

How could I not tell you about her? She’s a traveling companion that I hope you will make yours, too. In any case, you’ll meet her in this blog, sometimes.

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Rather than writing about what I know, I prefer to write to know ... the same goes for reading. Anziché scrivere di ciò che conosco, preferisco scrivere per conoscere... lo stesso vale per la lettura.

10 thoughts on “Sulle tracce di Georgina Masson, vestale dei giardini italiani”

  1. Qualsiasi essa sia, è sempre bello leggere di persone che hanno dedicato la vita, più ancora, sé stessi a una grande passione. Poterla sentire, percepire anche noi, rileggendone le parole o guardando le fotografie, anche ora che non ci sono più, è forse ancora più straordinario.

  2. Che personaggio! La storia del giardino – direi mondiale, non solo europea – è costellata di menti instancabili e frenetiche che si sono date da fare per avvolgere quel filo d’Arianna che, giardino per giardino, conduce alla bellezza, alla’uscita, alla luce! Ma non è un “effetto falena” è un’opera meravigliosa. Una vita intera. Forse studiando i fotografi che hanno percorso e “catalogato” la Via Appia Antica a Roma, potrai trovare anche la tua Giorgina!

  3. Pingback: Thank you GT | The whole situation was very Hitchcock

  4. Pingback: Un salto a Valsanzibio | Garden tourist

    • Georgina mi dà spesso l’impressione di una che è partita da zero, armata di curiosità e di scarpe comode. L’adoro anche quando prende dei granchi. L’adoro perché leggendola si capisce che i giardini se li è goduti uno per uno… hai ragione, è proprio una perla rara!

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