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Gli uomini sanno fare tutto tranne i nidi degli uccelli

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parks / parchi

Ho sempre glissato su una distinzione che, da un punto di vista metodologico, avrei dovuto fare fin dal principio. Quella fra giardino e parco. Mi sono anche tenuta alla larga dal concetto di paesaggio. Non credo che, per questo, qualcuno potrebbe mettermi il broncio – anzi!, ma non posso invitarvi a Venaria Reale (aridaje!) e dirvi che siete capitati semplicemente in un giardino. Se cerco di farvelo vivere come tale è perché si tratta, secondo me, dell’esperienza migliore che se ne possa fare.

I giardini e i parchi sono luoghi artificiali – nel senso di costruiti. Sono fatti affinché qualcuno ne goda prendendovi posto. Anche un paesaggio può essere costruito in parte o del tutto (penso ad esempio al paesaggio urbano, a quello agrario…) e presuppone un soggetto che lo percepisca, ma – ecco il punto – sempre da una certa distanza. Un paesaggio è un oggetto, nel senso di ob-iectum, gettato-fuori, davanti a noi. Come garden tourist vorrei saper ricreare quel senso di viva partecipazione che si avverte quando ci si sente dentro a qualcosa – a qualcosa dotato di un senso, per quanto questo possa essere talvolta difficile da individuare.

Venaria Reale è nata nel diciassettesimo secolo come parco per l’esercizio aristocratico della caccia da parte dei duchi sabaudi. Articolata originariamente in giardini su tre livelli, ha fuso città, Reggia e boschi nell’effige del Collare di Casa Savoia, disegnando sul territorio circostante una maglia di percorsi diagonali funzionali alle attività venatorie, riformulata nel secolo successivo secondo la moda francese. Ampliando la prospettiva, la Reggia di Venaria faceva parte della “corona” di ville di delizie che circondava Torino e che rappresenta, oggi, un possibile circuito di visita per scoprire il territorio piemontese.

Camminare lungo i suoi viali, attraversarne le stanze verdi che i carpini e i tassi stanno ricreando da qualche anno grazie al restauro avviato nel 1999 per noi è, assieme alla lettura di un luogo, un esercizio che ci permette di sgranchire le proporzioni del quotidiano. Qui la distinzione fra giardino, parco e paesaggio si adatta al nostro passo e alla nostra capacità di vedere, differente per ciascuno di noi e sempre in divenire.

Ed ecco che Venaria si fa giardino, quando scopri qualcosa che sfugge alle maglie del disegno di Amedeo di Castellamonte… basta superare il terrapieno che fa da spalla al Potager Royal…

A sinistra, il parco basso con il Potager Royal

A sinistra, il parco basso con il Potager Royal

…per trovare un angolino isolato che, chissà perché, raggiungi di corsa!

È giardino anche quando si risolve nell’accordo tutto verde di prato, siepi di bosso e giovani tassi potati a cono del Gran Parterre. A volte il giardino formale sembra esserci per contratto, controvoglia, solo perché richiesto dal rango dell’edificio. Qui, forse complice anche l’impianto recente e la forza della partitura di Filippo Juvarra, offre un piacevole contrappunto.

È parco quando il progetto ridiventa tangibile aprendo un’infilata di ambienti, volendo, anche un po’ forzati, tanto che ti chiedi perché quel che è nato già maturo secoli fa oggi debba darsi tanta pena per giustificarsi…

è parco anche quando si negozia l’intimità del giardino con l’apertura al prossimo, alla vita sociale…

Si fa paesaggio quando, sollevando lo sguardo, ti capaciti che il susseguirsi di impressioni, emozioni, domande che ti hanno accompagnato per tutta la visita è vasto quanto lo spazio che ti ritrovi davanti. L’esercizio che i Giardini di Venaria Reale hanno richiesto per per farsi scoprire ci ha portati, alla fine, a ritrovare qualcosa di noi stessi.

La mente, oceano dove ogni natura
Trova d’incanto la sua analogia;
eppure, trascendendo queste, crea
ben altri mondi e altri mari,
e tutto quanto è creato riduce
ad un pensiero verde in ombra verde.

Andrew Marvell, Il Giardino

Il titolo del post è una citazione di Ambroise Paré, “chirurgo dei re” seicentesco, da Journeys in diverse Places.

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Rather than writing about what I know, I prefer to write to know ... the same goes for reading. Anziché scrivere di ciò che conosco, preferisco scrivere per conoscere... lo stesso vale per la lettura.

4 thoughts on “Gli uomini sanno fare tutto tranne i nidi degli uccelli”

  1. Cosa ne penso. Bisognerebbe chiederlo alla faccina che compare sorridente in una delle didascalie nascoste…😉

  2. E’ un posto che non mi piace particolarmente, che ancora non mi emoziona, troppo grande anche nelle parti che dovrebbero relazionarsi con me, così piccolo. Forse bisogna solo aspettare ancora, almeno una decina d’anni… e poi vedremo se la vegetazione avrà vinto. Complimenti però!

  3. Sono d’accordo, la vegetazione ancora giovane accentua la sproporzione fra soggetto e progetto: crescendo saprà mediare e celare, a nostro vantaggio. A me, però, Venaria è piaciuta proprio per gli spazi da vertigine e perché non si è tirata indietro: il recupero doveva essere totale, non poteva cavarsela con un parterre davanti alla Reggia. Insomma… l’hanno fatta grossa!😉 Guarda qua! http://www.lavenaria.it/web/it/multimedia/fotogallery/category/45-prima-e-dopo-il-restauro.html

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