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Se le tasche fanno le linguacce, ovvero scuse con divagazioni e invito

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random notes / appunti sparsi

Rischio di sparire per un po’.
Di nuovo. Sono bastati i primi giorni per svuotarmi le tasche fino all’ultimo spicciolo di tempo libero. Le riserve di sonno? Quelle le saccheggio ormai da anni, difficile chiedere di più.
In cambio, però, sono ricca di energia, di spunti, di immagini che mi ballano davanti agli occhi e che guizzano via appena cerco di metterle a fuoco, per riapparire un istante dopo in margine ad altro… mi piace la loro compagnia, so che prima o poi le acchiapperò.

Aprirei volentieri una parentesi sul processo che ci porta a girare attorno a una suggestione, a quel qualcosa da dire che ancora non ha maturato una forma verbale e che allora cerchiamo nelle pieghe di qualcos’altro – che forse è ciò che succede ogni volta che descrivo un giardino. Ma devo correre al punto prima di finire il credito…

Parteciperò a Orticolario. No, niente giardini. No, niente tavole rotonde. E nemmeno cercherò di vendere qualcosa. O forse, in un certo senso, si.

Dov’ero, quella volta? A Zurigo. Stavo cercando l’ingresso del Gustav-Ammann-Park con la mia amica S. Eravamo finite in una via un po’ triste, con una fila di casette a schiera mal assortite che si è dilatata nel ricordo (per S. probabilmente già allora) a causa delle mie soste continue… ora per via di un vaso così colmo di bulbi da sembrare un cestino di frutta (bulbi negletti, addossati gli uni sugli altri come naufraghi sulla zattera di medusa, con il terriccio ridotto a un’inutile corona di argilla…)… ora per additare (non si fa, lo so, ma le mappe sono fatte per essere seguite almeno col dito) la geografia di luce e ombra disegnata con precisione da muschi e rosette in un piccolo cortile…
Due bimbette ci tenevano d’occhio, strillavano spintonandosi a vicenda per poi scomparire ridacchiando dentro un cancello. Le ricordo ancora con riconoscenza. Mi riportano, come quella volta, ai pomeriggi temerari in cui decidevamo di giocare al mercato, all’eccitazione mista a vergogna quando un grande passava in rassegna (un’altra , interminabile carrellata) le nostre figurine, le sorpresine Kinder in vendita per finta…

La rosa comprata dalle due bimbe-fioriste. Contrattando!

La rosa comprata dalle due bimbe-fioriste. Contrattando!

Delle rassegne florovivaistiche mi piace quell’apparente improvvisazione, quella leggerezza un po’ forzata per vincere l’imbarazzo, chi si mette in gioco perché all’inizio della carriera o perché sa che chi si ferma è perduto…

A Orticolario cercherò di vendere un sogno verde. Cercherò di dargli forma con le parole. Se non mi trovate qui, dai, venite a cercarmi là.

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Rather than writing about what I know, I prefer to write to know ... the same goes for reading. Anziché scrivere di ciò che conosco, preferisco scrivere per conoscere... lo stesso vale per la lettura.

2 thoughts on “Se le tasche fanno le linguacce, ovvero scuse con divagazioni e invito”

  1. Io ti aspetto… nel caso ti vengo a cercare.
    Ti auguro di non dover per forza saccheggiare per ottenere un po’ di sonno, riposo o quello di cui hai bisogno. Buon periodo e… a presto 😘

  2. Coraggio, vieni a prendermi! 😊
    Grazie Monica, prendo il tuo augurio come un in bocca al lupo perché sarà difficile che mi fermi per un po’… 😀
    Un abbraccio!

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