Fence door at Royal Botanic Garden Edinburgh_Photo by Ham, Laura Suarez_

Quello che mi piace del diventare grandi è che puoi sognare in grande

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Seguo come posso le orme di Paolo, che ha messo nero su bianco il desiderio che cercherà di realizzare in questo 2016. Un desiderio è un sogno a occhi aperti che decidi di afferrare perché ti accorgi che ti fa felice. Suona banale finché non ci provi e ti accorgi che, crescendo, hai perso un po’ la capacità di lasciarti andare. Credo sia importante lasciare che il sogno affiori in modo spontaneo dal profondo anziché come reazione alla vita quotidiana, e alimentarlo con visioni libere da budget e agende, soprattutto se hai una vita tutta budget e agende. Sono l’immaginazione e l’incontro con gli altri ad aprire nuove strade. I ragionamenti e la forza di volontà arrivano dopo, servono solo a rendere quelle strade praticabili.
Nero su bianco, il mio desiderio non riesco proprio a metterlo. Però lo sto coltivando un po’ ogni giorno, e dopo aver dubitato di me per le prime settimane comincio finalmente a sentirmi sulla strada giusta. Ho cominciato a raccogliere qualche informazione di contorno, in vista dell’esame RHS che mi aspetta a giugno. Avrò solo una manciata di giorni, ma più cerco di scegliere su cosa concentrarmi in questa prima visita e più capisco che sarà difficile strapparmi via di lì.

Il Royal Botanic Garden di Edimburgo, nato nel 1670 come piccolo giardino fisico per la coltivazione di piante medicinali e di nuova importazione, è oggi una sorta di sancta sanctorum dell’orticoltura che si estende per 28 ettari, una testimonianza dell’inesauribile passione nazionale per il mondo vegetale.

Sarà, per me, un punto d’arrivo e di partenza. A chi tocca, adesso? Chi se la sente di esprimere un desiderio?😉

What I like about growing up is that you can dream big.
This is a sort of answer to Paolo, who bravely revealed the wish he will try to make true in 2016. A wish is a daydream that you choose to grab, because you understand that it makes you happy. It sounds trite until you realize that you can’t let yourself go as easy as before. I think it’s important to let your wish come out spontaneously rather than as a reaction to daily life, and to feed it with visions free from budgets and agendas. Especially if you have a life full of this – budgets and agendas, are imagination, and meeting others to lead the way. Reasoning and will come later, only to make the way feasible.
Ok, I admit it: I can’t write my desire down. But I’ve been working on it a little every day, and after doubting of myself for the first few weeks I’m finally beginning to feel safe, on the right path. Now I’m picking up some extra information about my RHS exam of june. I’ll have just a handful of days, but the more I try to choose what to focus on during this first visit, the more I realize that it will be hard to tear myself away from there. 

The Royal Botanic Garden in Edinburgh, born in 1670 as a small physic garden to cultivate medicinal and newly discovered plants, today is a 28 ha sancta sanctum of horticulture, a witness of the unlimited national passion for the world of plants.

To me, it’s going to be an arrival and a starting point. Who’s next? Can you share your dream?😉

 

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Rather than writing about what I know, I prefer to write to know ... the same goes for reading. Anziché scrivere di ciò che conosco, preferisco scrivere per conoscere... lo stesso vale per la lettura.

13 thoughts on “Quello che mi piace del diventare grandi è che puoi sognare in grande”

  1. Paolo Astrua ha detto:

    Fantastico. Non si deve per forza subito scrivere quello che si desidera, prima bisogna parlarsi con sincerità e franchezza. Bisogna coltivarlo il desiderio. E poi quando è maturo, quando ci si accorge che è diventato realmente indispensabile per la propria vita, quello è il momento in cui renderlo pubblico. Perché condividere con gli altri rende tutto più vero è una volta oltrepassato il cancello della dichiarazione pubblica diventa necessario mettersi all’opera con le azioni concrete!!! Ti auguro la realizzazione di ogni tuo sincero desiderio, di comprendere quali desideri siano inutili per la tua vita e di apprezzare con Gioia tutto ciò che conquisti passo dopo passo, anche i piccoli traguardi.

    • … e pensa che ho scelto le meno sensazionali, per non soffrire troppo (le tre foto del post sono © Royal Botanic Garden Edimburgh, quella di apertura è di Ham Laura Suarez). A giugno vedrai le mie (ehm… dubito di riuscire a superare la vista aerea!)😉

  2. 28 ettari sono un universo nel quale perdersi e ritrovarsi. Per quello che ho potuto vedere su di me ogni sogno nasce da un piccolo “seme-pensiero” che giorno dopo giorno, prima per gioco e poi sul serio, alimentiamo. Man mano che la nostra convinzione cresce capitano delle sincronicità, delle occasioni, che ci permettono di realizzarlo. E direi che tu sei già sulla buona strada😉

  3. Mi piace l’immagine del sogno che cresce con te nel tempo. Forse anche a me è successo proprio così, senza che me ne accorgessi. Il mio si è presentato all’improvviso, già bell’e svezzato, chiedendo “embè? cosa aspetti? ci muoviamo?”.
    Ora sto proprio lavorando sulla convinzione (aka comfort zone)…

  4. Allora io ci provo.
    Non è per il 2016, lo vorrei e basta.
    Me l’hai in un certo senso suggerito tu, ma è da un po’ che cerco quel qualcosa senza dargli un nome.
    Vorrei ogni tanto ritrovare quella voglia di scalare le montagne di quando ero studente.

    • Per un attimo mi è parso di vederti al di là dello schermo mentre scrivi, come nella scena di “Er ist wieder da” in cui il protagonista digita “conquista del mondo” nel motore di ricerca. Fantastico, dritto al punto. Ambizione nobilissima – la tua, risuona come un’eco fino a qui. Ma… perché solo ogni tanto?😉

      • Perché quella voglia totalizzante, pervasiva, intrisa se vuoi anche di ingenua ambizione e meraviglia alla scoperta del mondo che hai a vent’anni puoi avercela, credo, solo a vent’anni.
        Oggi mi basterebbe riassaggiarne il sapore.
        Ogni tanto, appunto.

        • Ahem. Hai ragione. Mi basta ripensare allo studente del Conservatorio con cui ho avuto la fortuna di parlare qualche sera fa: pura energia, candida ambizione e un paio di progetti assolutamente fuori da ogni canone. Il tutto senza ombre o incrinature ed espresso con una rapidità e una freschezza davvero rare. Forte. Ma chi ce la farebbe ora!

  5. Pingback: To weed or not to weed – that is the question   | Garden tourist

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