La Cascata

La cascata del Parco Villetta Di Negro, a Genova

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La facevo più lontana, Genova, e invece eccola sbucare dalla nebbia di Milano dopo un’ora e mezza di treno. Ore 11. Resisto alla tentazione di salutare il mare, oggi l’acqua che cerco è quella della cascata del Parco Villetta Di Negro. Dalla stazione di piazza Principe la mappa indica due vie: la salita delle Battistine, ampia e lineare, o quella che si insinua fra i palazzi dopo piazza delle Fontane Marose. Scelgo la seconda e il viaggio si fa lento ma piacevole, ritmato dal succedersi degli scalini ora corti, ora lunghi, che procedono a zigzag seguendo i muri.

Il parco torreggia sulla città. Più tardi, osservandolo dalla spianata del Castelletto, mi chiederò se poteva essere simile a questo l’effetto dei giardini pensili babilonesi, oasi verdi dove il verde è più che mai un lusso.

Genova, vista dalla Spianata del Castelletto

Il complesso del Parco visto dalla spianata del Castelletto

Nato a fine Settecento come orto botanico a opera del naturalista Ippolito Durazzo sul sito di un bastione cinquecentesco, il Parco deve il nome e l’aspetto odierno alla sensibilità del marchese Gian Carlo Di Negro e, nondimeno, del Comune di Genova che ha acquistato il sito nel 1863. All’iniziale patrimonio di piante mediterranee ed esotiche si sono aggiunti, così, i vialetti per il passeggio vegliati dai busti neoclassici e, in ultimo, le grotte, le voliere e la cascata che mi ha attirata qui.
Entro da un ingresso secondario che ha l’aspetto di un pianerottolo.

Ingresso al Parco Villetta Di Negro

Il parco, più che aprirsi in un abbraccio di benvenuto, accoglie con fare spiccio, familiare. Sembra dire “eccoti, dai, fatti un giro”. È come ripiegato su se stesso, si snoda in vialetti tortuosi, invita a procedere svelandosi poco alla volta. Il cielo compare fra le chiome degli alberi a ogni curva.

La giornata è luminosa e brilla di umidità, densi nuvoloni sembrano giocare a scacchi, avanzano, si fermano, si mangiano a vicenda. Nulla, intorno a me, lascia intendere che la cascata ci sarà. In mezzo alla città, poi! L’ha progettata a fine Ottocento l’ingegnere e architetto Luigi Rovelli (l’autore della villa in stile neogotico veneziano dell’Isola del Garda… quando riuscirò a visitarla?), ed è stata riaperta da un anno circa, dopo un attento intervento di riqualificazione.
Incontro un piccolo stagno coperto di pappi, scuro e macchiato come un tè troppo robusto: sarà mica tutto qui? Continuo a salire e, con me, il rumore del vento. La strada curva ancora e ancora in mezzo al verde. A un tratto le siepi s’interrompono e mi ritrovo su un passaggio scoperto, in piena luce, sospesa sulla città: sotto di me, macchine e motorini girano lenti attorno al monumento a Mazzini.

Vista su Piazza Giuseppe Mazzini

Eccola. Forse non era il vento, a soffiare, ma tutta quest’acqua che scroscia dalla sommità del colle e che si apre come un sipario in una corona di sprizzi e zampilli per poi ricomporsi in un unico getto. La cascata c’è davvero, ed è un autentico spettacolo. Ha un che di esotico, di primordiale e di autentico, malgrado sappia che si tratta di un artificio.

La Cascata

Parco Villetta di Negro, ingresso gratuito
Genova, piazzale Giuseppe Mazzini, 4
Anche il Museo di Arte Orientale Edoardo Chiossone che sorge all’interno del parco è una chicca da non perdere.

Per la cronaca, poi il mare l’ho salutato… e, anche se non saprei dire perché, ringraziato.

Il lungomare di Genova

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Rather than writing about what I know, I prefer to write to know ... the same goes for reading. Anziché scrivere di ciò che conosco, preferisco scrivere per conoscere... lo stesso vale per la lettura.

2 thoughts on “La cascata del Parco Villetta Di Negro, a Genova”

  1. Paolo Astrua ha detto:

    Mi piace andare a scovare i tuoi vecchi post che mi sono sfuggiti quando non ti leggo da un po’ di tempo.🙂

    • Il bello è che con il tuo passaggio ci riporti anche me. I momenti spesi in un parco sono sempre ricordi piacevoli, quindi grazie!🙂

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