Fiori nell'acqua

Piante viaggiatrici – Traveling plants

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random notes / appunti sparsi

Ci casco ogni volta. Sarà per l’atmosfera rilassata delle vacanze o per il desiderio di portare con me un pezzetto di oasi: torno a casa con un rametto avvolto in un fazzoletto umido o con la tasca piena di semi. Nel preparare il balcone per le vacanze mi trovo circondata da foglie che racchiudono il ricordo di interi giardini. Sulla scrivania, invece, pezzetti di corteccia, carpelli, silique e semi alati raccolti qua e là mi fanno compagnia finché non li sbriciolo a forza di giocarci.

Non saranno state molto lontane dalle mie, le intenzioni di chi ha contribuito a diffondere le piante che riteniamo ormai “infestanti” come Ambrosia artemisifolia, Buddleja davidii, Prunus serrotina. L’ARPA Lombardia dedica un bel sito alle persone come me e alle “piante viaggiatrici” e un utile vademecum per non fare danni.

Stavolta prometto di resistere alla tentazione di raccogliere semi e talee. Sissignore. Come minimo perché sarò già molto impegnata con la raccolta di souvenir per l’erbario che ho cominciato di recente…

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Piccole piante in vaso nei giardini di Hidcote - Even at Hidcote Manor there was a collection of tiny plants in pots

It happens every time. Because of the holiday atmosphere, or to take with me a glimpse of paradise: I come home with a twig wrapped in a damp handkerchief or with a pocket full of seeds. Preparing the balcony to manage during my absence, I find myself surrounded by leaves recalling entire gardens. On my desk, conversely, there are small pieces of bark, carpels, siliques and winged seeds I love to play with.

Probably were not very far from mine, the intentions of those who helped to spread the plants that we now consider “weeds” in Italy as Ambrosia artemisifolia (Canada and USA), Buddleja davidii (Northwest China) Prunus serrotina (North and Central America). The Regional Agency for Environmental Protection of Lombardy dedicates an interesting site full of advices to people like me about ‘traveling plants’ (here is a similar page by RHS).

This time, I swear, I’ll resist the temptation to collect seeds and cuttings. Yes Sir. At least, because I’ll be busy with gathering items for the herbarium I have recently begun!

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Giuseppe Penone, 33 erbe, 1989, “raccolte” a/gathered at Miart 2016

 

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Rather than writing about what I know, I prefer to write to know ... the same goes for reading. Anziché scrivere di ciò che conosco, preferisco scrivere per conoscere... lo stesso vale per la lettura.

8 thoughts on “Piante viaggiatrici – Traveling plants”

  1. Paolo Astrua ha detto:

    Mi sono perso il tuo ritorno! Per tutto il mese di luglio non sono riuscito a seguire i miei amici blogger, ma adesso che meraviglia poter leggere tanti articoli! Ciao ben tornata.

  2. Tu raccogli semi e talee, io invece libri con il rischio di finire sepolta dalla mia libreria😉. L’idea dell’erbario mi entusiasma: ho perso una mattinata sfogliandone uno rinascimentale in una biblioteca di Torino. Mi interessano sia i significati dei fiori, sia le loro proprietà reali e fittizie (penso a quelle alchemiche). Spero che ci mostrerai il tuo work in progress nei prossimi articoli🙂

    • Whoops! Scusa il ritardo, ero certa di aver già risposto… e chissà che cosa (o chissà a chi)! Bellissimi gli erbari d’un tempo, chissà quante storie sei riuscita a leggere fra quelle pagine. Ok, prendo nota, e quando capiterà l’occasione cercherò di approfondire anche gli aspetti taumaturgici e simbolici delle piante. Di solito li tengo per me, per aiutarmi a ricordare i loro nomi botanici…

  3. Anche io sono tornata tra le tue pagine e piante, belli questi link! e il tema è molto interessante… io non ho un’idea precisa, più che altro sono dubbiosa… da un lato capisco la necessità di tutela delle piante locali, ma dall’altro… come si fa a fermarle? Anche le piante viaggiano! Più di tutto mi fa effetto l’ailanto, che vedo risalire lungo le strade della nostra penisola… però aveva fatto così a suo tempo l’acacia, e ora è indispensabile per le api… e le frittelle! è un tema complesso ma molto interessante.

    • Ciao! Giusto ieri stavo studiando il “caso” della Fallopia japonica, che dopo essere stata la pianta di grido fra i giardinieri inglesi a metà Ottocento è diventata un’autentica calamità vegetale messa al bando da fior di leggi e regolamenti. Anch’io fatico a prendere una posizione netta nei confronti di queste colonizzatrici prive di scrupoli (o, piuttosto, di antagonisti). Hanno storie spesso interessantissime, ricche d’avventura.
      Ah, e grazie per aver citato l’ailanto, ho fatto una breve ricerca e non sapevo che fosse stato utilizzato in Italia anche per allevare un tipo di baco da seta – ecco, vedi? Hai ragione: dopo una seconda occhiata, come si fa a guardarle (solo) male?

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