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Rosso sangue in Transilvania, e Dracula non c’entra. E forse neanche Christo. Il Palatul von Brukenthal di Avrig

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gardens / giardini

La scena di un crimine, ecco dove mi trovavo. Complice l’aria immobile di quel fine pomeriggio, percorrevo con lo sguardo la linea rosso carminio che aveva sfigurato il parco senza decidermi a seguirla. Mi sentivo nel posto sbagliato: l’immagine che si era formata nella mia mente progettando questo viaggio non trovava alcuna corrispondenza nella realtà che mi stava davanti.
Solo due giorni prima avevo lasciato il “mio” giardino varesino con l’idea di ritrovarlo sotto altre spoglie ad Avrig, in Transilvania, nel parco della residenza estiva del barone Samuel von Brukenthal.
Le similitudini erano più che incoraggianti. Villa Menafoglio (oggi Villa Menafoglio Litta Panza) e la residenza Brukenthal avevano preso forma più o meno negli stessi anni, nella seconda metà del Settecento, scegliendo entrambe di abbracciare il parco anziché il centro abitato.
Sotto la benedizione dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, tanto il nostro marchese quanto il barone di origini sassoni avevano profuso tutto il loro impegno per creare un giardino formale dal nulla, modellando il terreno con muri di contenimento e terrazzamenti.

Se dici giardino settecentesco dici lunghi assi prospettici, parterre, giochi d’acqua. Dici grandeur che è un agrandir, un dilatare lo spazio dando l’illusione che la natura ordinata e bella continui a perdita d’occhio.
Nel giardino voluto dal marchese Menafoglio si avverte ancora oggi un senso del ritmo, un uso equilibrato dei sempreverdi topiati e un’importanza della vista dal piano nobile squisitamente francesi.
Qui in Transilvania, invece, la lunga scalinata sembrava parlare italiano. Doveva essere stata pensata per alimentare le fontane e i giochi d’acqua sfruttando la pendenza, raccordare fra loro terrazzamenti adorni di fiori, collegare in un’ambiziosa fuga prospettica il palazzo con il lago che si trovava a valle della proprietà.

Scendendo un gradino dopo l’altro, la sensazione iniziale si andava chiarendo. Poco importava che la grandezza del progetto si fosse scontrata con il mutare dei poteri e delle priorità, che la catena degli eventi avesse spogliato il giardino delle aiuole che impreziosivano il cortile d’onore, che i terrazzamenti fossero ormai quasi impercettibili, che gli agrumi e la collezione di piante esotiche fossero stati esiliati dall’orangerie. In fondo succede alla maggior parte dei giardini storici. Il mio disagio era causato proprio dall’oscenità di quel lungo tappeto da cerimonia, il parco mi appariva come uno scheletro con la cravatta. Eppure c’erano ragazzi vestiti a festa, c’erano famiglie a passeggio, c’era addirittura una coppia di sposi con la loro troupe intenta a scattare l’album dei ricordi. Non capivo come potessero essere tanto contenti. Quel pomeriggio me ne sono andata con una gran malinconia, gettando un’occhiata ferita alla planimetria impolverata che mi aveva salutato all’arrivo. Ci ho messo qualche giorno e diverse centinaia di chilometri di paesaggi disegnati quasi esclusivamente da pascoli e boschi per capire che il parco del Palatul von Brukenthal meritava uno sguardo più indulgente.

Il recupero della tenuta, gestita oggi da una fondazione, è cominciato nel 2011 e pare stia riuscendo nel coltivare nelle persone il gusto di avere un bel posto in cui ritrovarsi. Il parco fa da sfondo alle cerimonie, ospita ricevimenti, ha un ristorante molto frequentato. Si rimbocca le maniche, insomma, come fanno tutti i giardini che vogliono sopravvivere.

Palatul Brukenthal Avrig
Str. Gheorghe Lazar, 39
Avrig, Romania

The Bruckental orangerie today

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Rather than writing about what I know, I prefer to write to know ... the same goes for reading. Anziché scrivere di ciò che conosco, preferisco scrivere per conoscere... lo stesso vale per la lettura.

5 thoughts on “Rosso sangue in Transilvania, e Dracula non c’entra. E forse neanche Christo. Il Palatul von Brukenthal di Avrig”

  1. Non so se è perché sono molto suggestionabile, ma la prima foto mi comunica proprio la sensazione che descrivi! Un giardino che si intravede comunque bello in secondo piano, e il telo rosso, posticcio, sgualcito, in primo piano… chissà se tornarci tra dieci o vent’anni anni ti riserverà delle sorprese! 😉 ciao

  2. … spero solo di non ritrovare il medesimo tappeto!😀
    Non so se rallegrarmi della sintonia o se sentirmi in colpa per averti, magari, condizionata. Ho cercato di descrivere il mio disorientamento… ero così contenta fino a un attimo prima di vedere quell’obbrobrio… avevo favoleggiato su questo giardino lungo tutti i tornanti della già di per sé mitica Tranfargarasan che forse il colpo mortale, più che il parco, l’ho ricevuto io. No. Macché. Il parco sta decisamente peggio. Ma spero, come te, che possa riservarci delle sorprese – e, chi può dirlo, magari sarai tu ad aggiornarmi!😉

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