La prima perla

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gardens / giardini

L’asfalto lucido, questa luce opalina… poche gocce di pioggia ed eccomi a ripercorrere il famoso Royal Mile di Edimburgo alla ricerca del Dunbar’s close garden.
Le vetrine offrono perlopiù kilt e knitwear mentre cerco la mia piccola finestra verde sul 17mo secolo.
Il giardino mi conquista ancor prima di apparire. Forse potrebbe addirittura non esistere, tanto mi piace l’insegna piccola e discreta.

Dunbar's close garden, the sign along the Royal Mile

Attraverso l’androne buio pensando all’Oxford Physic Garden appena inaugurato (1621), a Francis Bacon che sta scrivendo il suo saggio Of Gardens. Il Dunbar’s close garden è un ritaglio verde nella fitta trama medievale dell’Old Town di Edimburgo che ripropone le siepi formali e (seguendo una filologia non troppo rigida) le specie utilizzate quasi quattro secoli fa.
Una bacheca posta all’ingresso aggiorna sui lavori in corso, infondendo subito la fiducia di trovarsi in un posto vivo: per quest’anno sono previste la messa a dimora di nuovi arbusti e di meli a spalliera di antiche varietà scozzesi.

Dunbar's close garden, welcoming panel

Ci metto un po’ prima di superare le prime aiuole di bosso: le tracce della presenza di giardinieri mi fanno gironzolare curiosa fra i loro attrezzi e scambiare sorrisi.

D’accordo, vediamo un po’ com’è il giardino restituito alla collettività nel 1977 per iniziativa della Mushroom Trust, una charity scozzese dedita alla creazione e al mantenimento di spazi verdi in città.

Da un lato, una parete di ligustro intervallata da setti di tasso che culminano ora con una sfera, ora con un cubo o un cono sagomati dalle potature: un susseguirsi di quinte per viburni e agrifogli potati anch’essi in forma.

Dall’altro, due stanze addossate al muro di confine con la Canongate Kirk, delimitate da una solida spalliera di legno e divise da una bellissima soglia colonizzata dal gelsomino invernale. In ciascuna di esse, panche in pietra coperte di licheni invitano a contemplare le aiuole centrali, che si reggono sulle differenti tonalità di verde delle foglie. Quando la pioggia rinforza, le sedute si trasformano in ripari per i tanti uccellini che gironzolano tranquilli.
In fondo al giardino, pochi gradini aprono su un piccolo prato dalla semplicità zen. Non posso fare a meno di inviare un pensiero riconoscente a chi ha tracciato un sentiero di foglie fra i rami poco distanti: una suggestione delicata che dilata lo spazio nell’immaginazione.

Nel tornare sui miei passi, scopro che la siepe di ligustro fa da sfondo anche al lembo di terreno inclinato che sta giusto venendo arricchito di arbusti come preannunciato all’ingresso. La pavimentazione in pietra grigia è lucida di pioggia e percorsa da muschi.
Solo ora, davanti al pc, scopro di essermi trovata in uno dei tanti spazi ricavati fra gli edifici della Old Town che sono diventati un giardino a inizio Novecento per iniziativa di uno dei pionieri del movimento ambientalista, Patrick Geddes (1854-1932). Il Dunbar’s close garden è la prima perla di una collana che spero di riuscire a ricomporre nelle prossime visite in città.

a-city-is-a-drama-in-time

Dunbars Close Garden
Canongate, High Street
Edinburgh

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Rather than writing about what I know, I prefer to write to know ... the same goes for reading. Anziché scrivere di ciò che conosco, preferisco scrivere per conoscere... lo stesso vale per la lettura.

4 thoughts on “La prima perla”

  1. Che meraviglia aprire il tuo blog e ritrovarsi catapultati a Edinburgo. Hai la capacità di far assaporare a chi legge lo spirito dei luoghi e di regalare un attimo di serenità. Ps Adoro la citazione: A city is a drama in time, me la segno.

    • Grazie, leggerti è come tornarci in buona compagnia. La citazione completa è ‘A city is more than a place in space, it is a drama in time’. Anche a me è piaciuta subito, l’ho fotografata appena uscita dal negozio di dischi lì accanto senza sapere che era di Patrick Geddes al quale dovevo, in fondo, l’esistenza del giardino.

  2. Trasmetti calma e vitalità allo stesso tempo. Infatti trovo bellissimo aver incontrato i giardinieri, che come dici tu, mantengono vivo il luogo. Buona giornata

    • Ciao Monica, grazie, che bello ritrovarti. Si, incontrare dei bravi giardinieri all’opera è una fortuna, per me. Mi piace vederli lavorare con gesti misurati e accettare il maltempo con serenità: da quando ho occasione di “sporcarmi un po’ le mani” anch’io osservare è davvero imparare e “pregustare” il momento in cui toccherà a me affrontare lo stesso problema. Buona giornata anche a te, un abbraccio!

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